la storia che è diventata leggenda...
È il 3 luglio del 1980. Nello stato di New York ad Armonk, , si
sta tenendo un’infuocata riunione del comitato direttivo di IBM. I
dirigenti di Big Blue stanno cercando di capire perché la loro azienda
non riesca a mettere a punto un micro-computer, una macchina destinata all’uso
personale o alle piccole attività economico. Quel tipo di computer,
ritenuto fino a poco prima una bizzarria, ora comincia a interessare alle
imprese e IBM, specialista nei grossi sistemi centralizzati e leader mondiale
dell’informatica, non vuole perdere questo promettente nuovo mercato:
un gruppetto di hippies hanno infatti creato dal nulla un’azienda
capace di inventare un nuovo modo di intendere l’informatica: la Apple,
in quel momento leader del nuovo settore.
IBM aveva già fatto un paio di tentativi per contrastare il dominio
di Apple lanciando, a metà degli anni ’70, due modelli: il
5110 e il Datamaster, due micro-computer che ebbero la medesima sorte: un
clamoroso fallimento. Il problema è che IBM ha tempi di sviluppo
troppo lunghi. È, in pratica, vittima delle sue dimensioni e della
rigidità della sua organizzazione. Ma Bill Lowe, un dirigente della
General Products Division, ha un’idea. Si tratta di
costruire un computer personale, con una piccola équipe, copiando
i metodi usati dai pionieri della micro-informatica. Per fare più
in fretta, Bill Lowe propone di far costruire i diversi elementi del computer
a imprese esterne. Cary si convince immediatamente: Lowe dovrà mettersi
subito al lavoro e, come primo obbiettivo, dovrà presentare entro
il mese successivo un piano dettagliato del progetto.
Bill Lowe recluta una quarantina di persone e le mette a lavorare in un
locale vicino al laboratorio della General Products Division, a Boca Raton,
in Florida. Il ritmo della nuova équipe è quello giusto, ma
i problemi non mancano. Una delle prime emergenze è quella di
procurarsi un sistema operativo affidabile che possa girare sulla nuova
macchina. All’epoca, Microsoft, giovanissima società di Seattle,
è conosciuta solo per il suo linguaggio di programmazione MS-Basic,
ma Lowe è convinto che possegga anche il software che sta cercando.
Chiede, quindi, a uno dei suoi collaboratori, Jack Sams, di prendere contatto
con Bill Gates, che in quel lontano 1980 ha ventitre anni, una faccia da
quindicenne e la grinta di uno squalo. Non lo spaventa nemmeno l’accordo
di non-divulgazione (un contratto che impone a Microsoft la massima segretezza
su quanto appreso, ma lascia IBM libera da analoghi impegni), che gli avvocati
di IBM gli impongono di firmare prima di iniziare a parlare del progetto
“Personal Computer”. C’è solo un problema: Microsoft
non ha un sistema operativo da vendere a IBM. Gates e soci, infatti, pensano
che lo sviluppo dei linguaggi di programmazione sia più remunerativo
e consigliano agli uomini di Big Blue di rivolgersi a una società,
la Digital Research Intergalactic, produttrice del sistema CP/M (Control
Program/Monitor), un sistema operativo adatto a girare su una macchina 16
bit. Ma quando i rappresentanti di IBM vanno da Gary Kildall, presidente
della DRI, quest’ultimo è in viaggio e la moglie si rifiuta
di firmare gli accordi di non-divulgazione sbattendo la porta in faccia
alla fortuna. Gli uomini di IBM tornano da Gates, che non li lascerà
andar via a mani vuote.
Bill Gates e il suo socio, Paul Allen, decidono, infatti, di sviluppare
loro stessi un sistema operativo per la nuova macchina e siccome non possono
crearne uno in pochi mesi, si rivolgono a Tim Paterson, un programmatore
indipendente, che ha creato un sistema chiamato Q-Dos (Quick and Dirty Operating
System, Veloce e Sporco Sistema Operativo), ispirato al CP/M. Mediocre uomo
d’affari, Paterson cede il suo sistema alla Microsoft per circa 75.000
dollari. Nel settembre 1980 Bill Lowe è nominato direttore a Rochester,
nel Minnesota. Gli succede, alla testa del progetto PC, Don Estridge, un
esperto in software. Personaggio carismatico, impone un ritmo infernale
alla sua équipe, che conta ormai un centinaio di persone. Estridge
invita Gates a Boca Raton per negoziare un accordo sul nuovo sistema operativo.
Dopo molte accanite discussioni, finiscono per firmare un contratto nel
novembre del 1980. L’astuto Gates ha ottenuto di poter rivendere a
terzi il Dos. IBM commette un imperdonabile errore: accetta esigendo che
il sistema venga consegnato, almeno, in tempi brevi. Da parte sua, l’équipe
di Boca Raton porta a termine l’architettura della macchina e ordina
ad altre imprese i principali componenti del PC.
Per il processore, IBM si rivolge a Intel, l’inventore del microchip. Non è il modello più potente, ma l’Intel 8088 supporta, comunque, la rispettabile frequenza di 4,77 Mhz. Una velocità che permette al Personal Computer di trattare programmi complessi, surclassando i concorrenti.
Dulcis in fundo, il circuito grafico fornito da Motorola rende possibile visualizzare figure geometriche in 16 colori su uno schermo con risoluzione a 640x200. Infine, la macchina è dotata di 64 K di Ram e di una Rom di 40 K che contiene il linguaggio Basic di Microsoft, mentre due lettori di dischetti integrati suppliscono alla mancanza del disco fisso.
Nel mese di dicembre Microsoft riceve i primi prototipi di PC per testare
il suo sistema operativo. Il tutto nel segreto più assoluto, come
impongono quelli di Big Blue.
Nel febbraio del 1981, con un leggero ritardo sulla data prevista, Microsoft
consegna la prima versione del suo sistema operativo. Un mese più
tardi vengono assemblati i componenti definitivi e il primo PC esce dai
laboratori IBM. Il sistema MS-Dos viene terminato in giugno. Il PC finalmente
operativo. John Opel, nuovo presidente di IBM è stupefatto: l’équipe
di Boca Raton ha vinto la sua scommessa in meno di un anno.
Il 12 agosto 1981 Don Estridge organizza una conferenza stampa nel grand hotel Waldorf-Astoria di New York. La macchina viene presentata a un centinaio di giornalisti: il PC è ufficialmente nato.